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Clavicembalo - Wikipedia

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Clavicembalo

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clavicembalo
Classificazione
Estensione
Musicisti
François Couperin, Jean-Philippe Rameau, Johann Sebastian Bach, Georg Friedrich Händel e Domenico Scarlatti
Clavicembalo fiammingo

Con il termine clavicembalo si indica una famiglia di strumenti musicali a corde dotati di tastiera: tra questi il più noto è il grande strumento attualmente chiamato clavicembalo, ma anche i più piccoli virginale e spinetta.

Questi strumenti generano il suono pizzicando una corda e non colpendola, come avviene nel pianoforte o nel clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha probabilmente avuto origine quando una tastiera è stata adattata ad un salterio, fornendo così un mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso, che compare per la prima volta in un documento del 1397 [1], deriva dal latino clavis, chiave (intesa come il meccanismo che utilizza il movimento del tasto per azionare il leveraggio retrostante), e cymbalum, termine che designava nel medioevo gli strumenti musicali con corde parallele tese su una cassa poligonale e senza manico, come i salteri e le cetre. In ogni caso, la più antica descrizione organologica del clavicembalo, che sia conosciuta, vien fatta risalire al 1440 circa [2].

Indice

modifica Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce storia del clavicembalo.

L'età del clavicembalo copre un arco temporale di circa tre secoli (dal XVI al XVIII secolo), periodo in cui sono sorte diverse scuole in tutta Europa, sequenzialmente:

  1. Italia principalmente a Venezia, Milano, Firenze, Roma e Napoli.
  2. Fiandre, ad Anversa soprattutto con la celebre famiglia di artigiani Ruckers
  3. Francia, principalmente a Parigi con artigiani originali e con riadattamenti di strumenti fiamminghi.
  4. Inghilterra, gli artigiani più famosi situati a Londra
  5. Germania, nelle zone di Amburgo, Berlino e Dresda

Queste nazioni hanno fabbricato la maggior parte degli strumenti, solo alcuni esemplari erano fabbricati nella penisola iberica (Spagna e Portogallo) ma erano evidentemente di derivazione della scuola italianasenza fonte.

Il periodo 1650-1750 viene considerato l'età aurea del clavicembalo: a questo periodo appartengono i brani dei più importanti clavicembalisti della storia (Couperin, Rameau, Bach, Handel, Scarlatti) ed in questo arco temporale di circa cento anni il clavicembalo fu assurto a strumento principe della prassi musicale, non solo come strumento solistico per eccellenza, ma anche perché utilizzato come strumento ideale per la realizzazione del basso continuo. In ogni castello o palazzo dell'aristocrazia ed in ogni abitazione di esponenti della borghesia colta era presente un clavicembalosenza fonte.

modifica Funzionamento del clavicembalo

Parte superiore del salterello: 1) corda; 2) asse della linguetta; 3) linguetta; 4) plettro; 5) smorzatore.

Tutti i tipi di clavicembalo hanno un funzionamento simile:

modifica Tipi di clavicembalo

Nei secoli XVII e XVIII esistevano numerosi tipi di clavicembalo, diversi per dimensioni, forma della cassa, posizione della tastiera rispetto alle corde, numero di tastiere ed estensione delle medesime. Queste differenze corrispondono a esigenze musicali diverse. Si deve notare che, a parte le differenze più evidenti (fra una spinetta italiana e un clavicembalo francese a due manuali, ad esempio), anche fra strumenti di forma apparentemente simile (come un clavicembalo italiano e uno fiammingo del XVII secolo) vi è differenza nel modo in cui la lunghezza delle corde varia dalle note più gravi alle più acute: ad esempio, in un clavicembalo italiano, in confronto agli strumenti fiamminghi e francesi, le corde più gravi sono più lunghe e quelle più acute sono più corte. Questo è determinato dalla forma dei ponti dal lato opposto a quello dei salterelli, e produce sensibili differenze nel timbro degli strumenti, anche perché lunghezze diverse rendono necessario l'uso di materiali diversi per le corde (ferro, ottone giallo, ottone rosso).

modifica Clavicembalo

Nell'accezione moderna, il termine clavicembalo può indicare sia tutti gli strumenti della famiglia, sia - più specificamente - lo strumento più grande della famiglia, con una cassa di forma poligonale (con un solo lato curvo) in cui la tastiera è posizionata sul lato corto, perpendicolarmente alle corde. La cassa è più stretta (circa 90-100 cm) e più allungata (anche 250 cm) di quella di un pianoforte moderno, particolarmente negli strumenti di scuola italiana. Un clavicembalo ha generalmente una o due corde per ciascun tasto. Negli strumenti a due manuali, è possibile accoppiare questi ultimi in modo che un solo tasto faccia suonare tre corde; in questo caso, una delle tre è da 4 piedi, ossia è accordata un'ottava più in alto di quella normale da 8 piedi. Le tastiere a singolo manuale sono comuni, specialmente negli strumenti di fattura italiana, mentre in molti altri paesi la tendenza era di produrre strumenti a due manuali.

modifica Virginali

virginale della Coll. Maggi di Cremona.

Virginale è il nome generico di una famiglia di strumenti dalla forma genericamente rettangolare, più piccoli e semplici rispetto al clavicembalo e dotati di una sola corda per ciascuna nota, disposta parallelamente (virginale) o angolata (spinetta) rispetto alla tastiera, lungo il lato più esteso dello strumento. L'origine del termine non è chiaro, ma spesso viene collegata al fatto che lo strumento era suonato di frequente da donne giovani. Si noti che la parola "virginale" nel periodo Elisabettiano era utilizzata per designare qualsiasi tipo di clavicembalo; così i capolavori di William Byrd e dei suoi contemporanei erano spesso suonati su clavicembali di grandi dimensioni, di fattura italiana, e non solamente su quelli che oggi chiamiamo virginali. Una classificazione moderna più precisa è data nel New Grove Dictionary of Music and Musicians che definisce virginale «uno strumento in cui le corde sono disposte ad angolo retto rispetto ai tasti, piuttosto che parallelamente (clavicembalo) o angolate (spinetta)».

virginale della Coll. Maggi di Cremona.

I virginali possono essere suddivisi in spinetta (il tipo più diffuso, soprattutto in Italia) e muselar o muselaar.

modifica Spinetta

Strumento di dimensioni ridotte, chiamato così forse dal nome del costruttore veneziano J. Spinetus. Questo è il tipo più diffuso di virginale e consiste in uno strumento a corde con le corde impostate ad un angolo con la tastiera di circa 30°. In questo strumento le corde sono troppo vicine per avere un attuatore normale: le corde sono gestite a coppia, con gli attuatori che pizzicano l'una o l'altra con un movimento in direzioni opposte.

Le spinette vengono classificate in base alla forma della cassa: sono inoltre possibili classificazioni che prendono in considerazione differenze nella meccanica, quali la lunghezza dei legni dei tasti (leve) ed altri particolari.

Il nome "Spinetta" è più spesso riservato alla spinetta inglese, di forma triangolare, mentre il virginale più comune in Italia è il virginale napoletano o veneziano di forma rettangolare: questi strumenti venivano chiamati spesso spinette, ma la disposizione delle corde fa sì che essi siano in realtà da classificare come virginali.

Costruttore di spinette e virginali fu Bartolomeo Cristofori, la cui fama è soprattutto associata all'invenzione del pianoforte. Notevole una sua spinetta ovale (costruita attorno al 1690) di forma del tutto particolare: la cassa, riccamente intarsiata, è resa ovale aggiungendo, ai lati di un corpo rettangolare, due cuspidi a forma di arco gotico anche in questo caso la disposizione delle corde dovrebbe far classificare lo strumento come un virginale.

modifica Muselar (muselaar)

Nel virginale di tipo muselar la cassa è rettangolare e la disposizione della tastiera solitamente è a destra. Inoltre la disposizione delle corde è leggermente obliqua e queste vengono pizzicate al centro della loro lunghezza. Ciò rende il suono più caldo e ricco, ma con alcune importanti limitazioni: l'azione della mano sinistra è al centro della cassa di risonanza, quindi anche i rumori meccanici vengono amplificati, inoltre la resa sonora delle corde più lunghe e dal suono basso è penalizzata. Un commentatore del XVIII secolo scrisse che il muselar "grugnisce nei bassi come un maialino". Nonostante tutto i muselar furono popolari, soprattutto nei paesi di lingua fiamminga.

modifica Variazioni e modifiche nei clavicembali

Non è una sorpresa che uno strumento costruito in un certo numero di esemplari nell'arco di oltre tre secoli, presenti delle variazioni e modifiche anche di una certa importanza.

Oltre alla varietà nelle forme e nelle dimensioni, si registrano anche disposizioni o regolazioni differenti nella meccanica e quindi anche nella resa sonora.

Generalmente i primi clavicembali hanno minore estensione, più avanti nel tempo l'estensione aumenta, anche se esistono ovviamente delle eccezioni. Abbiamo così clavicembali con appena quattro ottave, mentre quelli più grandi ne hanno cinque o poco più. Spesso, alle tastiere più corte, veniva adattato il sistema dell'"ottava corta".

modifica Curiosità sui clavicembali

modifica Il colore della tastiera dei clavicembali

Tastiera di clavicembalo

Si associa facilmente l'idea del clavicembalo a quella di una tastiera dove i tasti diatonici sono neri e quelli cromatici bianchi, cioè colori invertiti rispetto a quelli del pianoforte. Questa pratica di colorazione appartiene soprattutto alla scuola francese e si ritrova anche in molti esemplari della scuola fiamminga rimodernati o riadattati dagli artigiani francesi.

Nelle altre scuole non ci furono regole precise in tal senso e si possono trovare antichi strumenti con i tasti dello stesso colore di tutto lo strumento oppure con tasti fabbricati in legno di colore più o meno chiaro. Occasionalmente sono state usate per la fabbricazione dei tasti anche materie più pregiate come la madreperla.

Quando i tasti cromatici sono bianchi è solo la loro parte superiore che riceve un placcaggio in avorio o in osso; i tasti integralmente in detti materiali sono molto rari. I tasti diatonici sono invece generalmente ornati, nella parte anteriore rivolta allo strumentista, di ricopertura in legno duro finemente cesellato o intarsiato.

modifica I clavicembali eterodossi

Molte delle modifiche che si tentò di apportare alla struttura originaria dello strumento nel corso dei secoli ebbero vita breve, e produssero strumenti curiosi, di diffusione limitata. Di questi strumenti sopravvivono oggi pochissimi o nessun esemplare.

modifica Musica per clavicembalo

La pubblicazione della prima musica scritta specificamente per clavicembalo solo risale intorno alla metà del XVI secolo. Degni di nota, nel corso del XVIII secolo, i concerti per clavicembalo di Bach. Dopo la diffusione del pianoforte, il confronto tra i due strumenti fu inevitabile: al clavicembalo erano quindi attribuiti alcuni vantaggi, ma anche svantaggi. Oltre alle opere per strumento solista, il clavicembalo è molto adatto per l'accompagnamento con lo stile a basso continuo (un ruolo mantenuto nell'opera fino al XIX secolo).

Durante il XIX secolo il clavicembalo fu pressoché ignorato dai compositori, sostituito dal pianoforte. Tuttavia, nel XX secolo, con il crescente interesse per la musica antica e la ricerca di diverse sonorità, alcuni pezzi sono stati nuovamente scritti per questo strumento. Alcuni concerti furono scritti da Francis Poulenc (il Concert champêtre), Manuel de Falla e, infine, da Henryk Górecki. Bohuslav Martinu ha scritto sia un concerto che una sonata, mentre il Concerto Doppio di Elliott Carter è per clavicembalo, pianoforte e orchestra da camera. György Ligeti ha composto un certo numero di opere per lo strumento solo (tra cui Continuum). Tra i compositori italiani, Goffredo Petrassi ha scritto diverse composizioni per clavicembalo, tra le altre la Sonata da Camera, per clavicembalo e 10 strumenti, e la Serenata, per 5 strumenti. Tra gli 8 dialoghi di Gian Francesco Malipiero, il sesto è dedicato al clavicembalo, quasi ad omaggiare l'antica civiltà strumentale italiana del '600 e '700 tanto amata dal compositore veneziano. Da ricordare anche Doubles (1961) e Portrait per clavicembalo e orchestra (1977) di Franco Donatoni, oltre a Mordenti di Ennio Morricone. Più di recente, il clavicembalista Hendrik Bouman ha composto in stile barocco 32 assoli, 1 Concerto per clavicembalo e 2 composizioni di musica da camera con clavicembalo obbligato.

modifica Clavicembalisti (esecutori moderni)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:clavicembalisti.

I musicisti che suonano lo strumento sono chiamati clavicembalisti.

Un primo recupero del clavicembalo e del suo repertorio si ebbe all'inizio del Novecento, soprattutto per iniziativa della grande clavicembalista polacca Wanda Landowska (1879-1959). La Landowska utilizzava un clavicembalo costruito da Pleyel, del tipo somigliante ad un pianoforte, come indicato più in alto. Strumenti come questo, anche se adesso considerati non appropriati per la musica del XVII e del XVIII secolo, conservano un'importanza per la musica che è stata composta, nella prima metà del Novecento e fino agli anni '60, appositamente per quel tipo di clavicembalo.

La vera "svolta" si ebbe negli anni '60 del Novecento con la nascita, in Europa e nel Nordamerica, di un nuovo orientamento in ambito musicale: il movimento "filologico", che considera gli strumenti d'epoca (o le copie di strumenti originali) elementi irrinunciabili per una corretta prassi esecutiva della musica del passato. Da allora, grazie soprattutto alla riscoperta ed al restauro di preziosi clavicembali dei secoli XVII e XVIII, la musica per clavicembalo ha potuto rivivere in tutta la sua straordinaria bellezza ed è oggi eseguita con rinnovata coscienza e con maggiore fedeltà (anche grazie ad uno studio sistematico delle fonti dell'epoca). I primi strumenti realizzati secondo le tecniche costruttive antiche e copiando fedelmente strumenti originali si ebbero grazie alla pionieristiche iniziative di costruttori del mondo anglosassone come Frank Hubbard e William Dowd.

Le generazioni di esecutori che si sono avvalse di strumenti "originali" comprendono innumerevoli artisti. Anche se è impossibile ricordare tutti gli interpreti, sono riportati qui di seguito alcuni tra i più noti ed affermati clavicembalisti che si sono distinti, a livello internazionale, per l'originalità dell'interpretazione, per l'attività concertistica e discografica, per l'attività didattica e per il contributo musicologico: Ralph Kirkpatrick, Gustav Leonhardt, Kenneth Gilbert, Karl Richter, Helmut Walcha, Davitt Moroney, Arthur Haas, Ketil Haugsand, Christopher Hogwood, Trevor Pinnock, William Christie, Ton Koopman, Bob van Asperen, Scott Ross, Blandine Verlet, Olivier Baumont, Jean-Patrice Brosse, Noelle Spieth, Pierre Hantai, Christophe Rousset, Blandine Rannou, Kenneth Weiss, Pieter-Jan Belder, Michael Borgstede, Ewald Demeyere, Luc Beauséjour, Skip Sempe, Luigi Ferdinando Tagliavini, Ludger Remy, Andreas Staier, Robert Hill, Emilia Fadini, Laura Alvini, Alfonso Fedi, Enrico Baiano, Ottavio Dantone, Fernando De Luca.

modifica Note

  1. ^ Dal documento redatto da un anonimo giurista padovano risulta che un tale Hermann Poll affermava di aver inventato uno strumento chiamato 'clavicembalum' (The New Grove Dictionary of Music and Musicians, voce "Harpsichord").
  2. ^ V. Les traités d'Henry-Arnaut de Zwolle et de divers anonymes, cit. in Bibliografia.
  3. ^ Claude Chauvel, note all'incisione Johann Sebastian Bach - L'oeuvre de luth, Astrée-Auvidis (1981)

modifica Bibliografia

modifica Voci correlate

modifica Compositori di musica barocca per clavicembalo solo

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