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Sirmio - Wikipedia

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Sirmio

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Coordinate: 44°59′N 19°37′E / 44.983, 19.617

Sirmium
Sremska Mitrovica - The ruins of Imperial Palace of Syrmium.JPG
Rovine del palazzo imperiale di Sirmio.
Periodo
di attività
fortezza legionaria da Augusto a Domiziano/Traiano.
Località moderna Sremska Mitrovica
Unità presenti legio XIII Gemina in epoca augustea;[1]
legio VIII Augusta da Tiberio a Domiziano;[2]
vexillationes della legio IV Flavia Felix[3] e della legio II Adiutrix[4] ai tempi di Domiziano/Traiano.
Provincia
romana
Pannonia inferiore e
per breve tempo Mesia superiore
Status località Colonia in epoca Flavia;[5]
sede della flotta pannonica lungo la Sava dai Flavi;
capitale della Pannonia inferiore dal 103 al 118/119;

Sirmio (in latino: Sirmium), l'attuale Sremska Mitrovica in Serbia, fu un'importante città della Pannonia romana lungo il fiume Sava. L'attuale regione della Sirmia ha preso il nome da questa città. Numerose spedizioni militari furono infatti preparate proprio in questa città, spesso utilizzata quale quartier generale. Ciò accadde sotto Marco Aurelio (durante le guerre marcomanniche), Massimino il Trace[6] e Claudio II (nel 270[7]).

Indice

modifica Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Pannonia (provincia romana).

modifica I secolo a.C. e I d.C.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci campagne dalmato-illiriche (13-9 a.C.), rivolta dalmato-pannonica del 6-9 e Campagne daciche di Domiziano.

Sirmio fu una delle città più antiche d'Europa: le prime tracce di vita umana organizzata reperite dagli archeologi risalgono al 5.000 a.C. La città, fondata nei territori delle tribù celtiche di Scordisci e Amantini nel III secolo a.C., fu conquistata per la prima volta dai Romani nel corso delle campagne dalmato-illiriche (13-9 a.C.) condotte da Tiberio e Marco Vinicio. Un ventennio più tardi, nel corso della rivolta dalmato-pannonica del 6-9, le truppe romane agli ordini di Aulo Cecina Severo riuscirono a difendere l'importante roccaforte (nel 6),[8] organizzando per l'anno seguente l'offensiva che portò a rioccupare l'intera valle della Sava, via di comunicazione fondamentale per la vittoria finale romana. E sotto la dinastia dei Flavi, Sirmio raggiunse lo status di colonia romana,[5] mantenendo un importante ruolo strategico nell'area nella nuova provincia romana di Pannonia. È probabile che durante le campagne daciche di Domiziano siano state installate in zona alcune vexillationes della legio II Adiutrix.[4]

modifica Da Traiano all'anarchia militare

L'imperatore Marco Aurelio, secondo lo storico cristiano Tertulliano, morì poco distante da Sirmio, il 17 marzo del 180.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci conquista della Dacia, guerre marcomanniche e Invasioni barbariche del III secolo.

Nel 103, una volta terminata la prima fase della conquista della Dacia, la Pannonia fu divisa da Traiano in Pannonia superiore e inferiore, e Sirmio divenne capitale di quest'ultima, almeno fino a quando Adriano la portò ad Aquincum un quindicennio più tardi (construendovi anche un nuovo palazzo del governatore). Durante le guerre marcomanniche fu anche quartier generale delle armate settentrionali di Marco Aurelio negli anni 174 e 175 durante la prima expeditio germanica e nel 179-180 durante la secunda expeditio germanica. Qui potrebbe essere stata trasportata la salma dello stesso imperatore filosofo, morto il 17 marzo del 180, secondo quanto ci tramanda lo storico cristiano Tertulliano, contemporaneo ai fatti.[9]

Nella città furono insediati numerosi beneficiari consulares della legio II Adiutrix[10] e della legio IV Flavia Felix[11] a partire dalla metà del II secolo fino alla prima metà del III secolo. Non a caso divenne nuovamente "quartier generale" per le nuove campagne di Massimino il Trace negli anni 236-237, quando l'obbiettivo erano gli Iazigi della piana del Tisza.[6] Attorno agli anni 245-247 fu istituito un comando militare generale e centralizzato, pririo a Sirmio, per l'intera frontiera del medio e basso Danubio che avrebbe dovuto comprendere, pertanto, le province di Pannonia inferiore, Mesia superiore ed inferiore, oltre alle Tre Dacie. A capo di questo distretto militare fu posto Tiberio Claudio Marino Pacaziano.[12]

Aureliano, una volta morto Claudio II, fu proclamato imperatore da parte delle truppe di stanza in Pannonia, proprio a Sirmium, poco prima di affrontare gli Iutungi che avevano sfondato il fronte danubiano.[13] Ed il successivo imperatore Marco Aurelio Probo, nativo della città,[14] qui vi morì nel 282,[15] mentre il suo successore Marco Aurelio Caro, era acclamato dalle truppe riunite di Pannonia. La Historia Augusta racconta di due curiosi episodi collegati alla vita dell'imperatore Probo, il quale ordinò di piantare delle viti di ottima qualità sul vicino monte Alma, che si trovava poco a sud della città, dopo aver fatto dissodare il terreno dai soldati;[16] nel 282, decise, invece, bonificare una vasta zona paludosa (anche con la costruzione di un canale di scolo fino alla Sava) per ampliare il territorio della sua città natale a vantaggio dei suoi abitanti, mettendo, però, a lavorare molte migliaia di soldati, tanto che questi ultimi, esasperati, lo uccisero.[15]

modifica Dalla Tetrarchia di Diocleziano a Teodosio I

Le 12 diocesi nella nuova divisione tetrarchica dell'impero romano voluta da Diocleziano attorno al 300, con Sirmio capitale del Cesare d'Oriente.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tetrarchia, Guerra civile romana (306-324), Invasioni barbariche del IV secolo e Campagne suebo-sarmatiche di Costanzo II.

Nell'ottobre del 293 Diocleziano si recò a Sirmium per organizzare una nuova campagna militare per l'anno successivo, contro i sarmati Iazigi, insieme a Galerio, appositamente creato cesare dal 1º aprile del 293, per meglio dividersi i compiti lungo le frontiere imperiali dell'Oriente romano[17][18] L'anno seguente, infatti, ottenne un nuovo significativo successo sulle tribù sarmatiche, tanto da essere acclamato per la terza volta con il titolo di "Sarmaticus maximus", grazie ai successi conseguiti insieme a Galerio.[17][18][19]

Pochi anni più tardi, nel 296, sempre Diocleziano stabilì una nuova suddivisione territoriale della regione, dividendola in quattro province (Pannonia Prima, Pannonia Valeria, Pannonia Savia e Pannonia Secunda); Sirmio divenne capitale della Pannonia Secunda. Già nel 293, in seguito all'instaurazione della Tetrarchia, l'Impero Romano era stato diviso in quattro parti e Sirmio era diventata una delle quattro capitali al pari di Augusta Treverorum, Mediolanum e Nicomedia. Durante la Tetrarchia la città divenne la capitale dell'imperatore Galerio, mentre con l'introduzione delle prefetture del pretorio nel 318 Sirmio divenne la capitale della prefettura dell'Illyricum.[20] Tuttavia nel 379 la prefettura dell'Illyricum fu divisa in orientale ed occidentale; quest'ultima, comprendente Sirmio, fu inglobata nella prefettura dell'Italia, mentre la parte orientale mantenne la sua autonomia con capitale Tessalonica.

Negli anni compresi tra il 317 ed il 324, Costantino vi soggiornò più volte, combattendo i Sarmati del tratto di limes pannonicus, ed ottenendo per ben tre volte il titolo vittorioso di Sarmaticus maximus (poco prima del 319, poi nel 323 ed infine nel 334).[21] Lo stesso Mócsy crede che l'"imperatore cristiano" vi soggiornò quasi intinterrottamente fino al 324 (anno in cui le sue armate mossero contro Licinio), facendone la propria capitale e quartier generale delle armate del Danubio.[22] Anche Horst sostiene che tra le sue residenze imperiali preferite, nel corso degli anni compresi tra il 317 ed il 323, vi fosse Sirmium oltre a Serdica.[23] Durante la fase finale della guerra civile (nel 324), Licinio abbandonò la città alle armate che avanzavano da Occidente di Costantino I.[24] Alla morte di quest'ultimo (avvenuta tredici anni più tardi, nel 337), i tre figli (Costantino II, Costanzo II e Costante I),[25] si riunirono a Sirmium, ed il 9 settembre furono acclamati Augusti dall'esercito, spartendosi l'Impero.

Solido di Giuliano, della zecca di Sirmio

Il 15 marzo del 351, sempre a Sirmium, fu eletto Cesare d'Oriente, un altro esponente della dinastia costantiniana, il cugino e cognato di Costanzo II, Gallo. Poco dopo Costanzo II qui organizzò un sinodo, che produsse un credo ariano. Costanzo prese atto della condanna, da parte del sinodo, di Fotino di Sirmio e lo bandì definitivamente.[26] In seguito questo imperatore trascorse altri periodi nella sua città natale, come nel corso della campagna contro Magnenzio (con quest'ultimo che tentò invano di assediare la città[27]), durante l'inverno del 351/351 oppure agli inizi del 358, quando vi pose la sua corte imperiale (con la costruzione di un palazzo[28]) ed il suo quartier generale per le campagne militari condotte nella primavera di quello stesso anno contro gli Iazigi e gli alleati, Quadi.[29] Il 10 ottobre del 361 le truppe del nipote di Costanzo II, Flavio Claudio Giuliano, sbarcarono a Bononia, da dove giunsero a Sirmium, ancora residenza della corte, che si arrese senza combattere. Qui Giuliano vi trascorse poco tempo,[30] organizzando le forze in vista di un posibile scontro con Costanzo II, che non avvene poiché morì evitando l'inizio di una nuova guerra civile.[31] Pochi anni più tardi (fine del 363-inizi del 364), al tempo dell'imperatore Gioviano, Sirmio fu teatro di una rivolta di Batavi, i quali erano stati lasciati a guardia della città.[32]

In seguito ad una nuova invasione di Quadi e Iazigi dei territori della Pannonia e della Mesia superiore (nel 374),[33] Ammiano Marcellino racconta che lo stesso prefetto del Pretorio dell'Illirico, un certo Sesto Petronio Probo, che si trovava a Sirmio, pur avendo in un primo momento ipotizzato di fuggire dalla città, lasciandola in balia dei barbari, decise poi di rimanervi e di apprestarsi a resistere. Egli infatti decise di ripulire i fossati colmi di macerie, riparare i merli delle alte torri, la maggior parte delle mura, tracurate a causa di un lungo periodo di pace e di richiamare una coorte di arcieri Sagittari dal più vicino presidio per utilizzarla in un eventuale assedio.[34] In seguito a questi eventi, l'intervento diretto dell'imperatore Valentiniano I, costrinse i barbari a ritirarsi (nel 375). Zosimo, infine, racconta che alla morte di Valentiniano I, il 17 novembre del 375, un fulmine si abbatté sulla città ed incendiò il foro e la reggia imperiale.[35][36] Nel 376 la città divenne sede vescovile, mentre due anni più tardi, nel 378, Graziano vi sostò quattro giorni prima di raggiungere l'imperatore Valente,[37] e poco dopo Teodosio I fu acclamato Augusto.

Con l'avvento del Cristianesimo la città ne fu un importante centro di irradiazione nonché sede della diocesi di Sirmio e di cinque differenti concili. In epoca romana Sirmio aveva un palazzo imperiale,[28] un circo, una zecca, un anfiteatro, un teatro e le terme.

modifica Dal V al VI secolo

La divisione amministrativa dell'impero in prefetture e diocesi. La cartina, che riproduce la situazione alla fine del IV secolo d.C., mostra la parte occidentale dell'Illirico unita all'Italia (Sirmio inclusa), divisione che avvenne solo nel 395 d.C. Al tempo della tetrarchia, l'Illirico non era diviso.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Invasioni barbariche del V e VI secolo.

Alla fine del secolo IV Sirmio fu presa dai Goti e poi annessa all'Impero Romano d'Oriente. Nel 441 fu conquistata dagli Unni e da quel momento rimase in mano a varie popolazioni barbariche come i Goti/Ostrogoti (dal tempo dell'imperatore Marciano di Bisanzio[38], almeno a Teodorico il Grande[39]) e Gepidi (dei quali fu anche temporaneamente capitale). Dal 567 Sirmio fu nuovamente inclusa nell'Impero Romano d'Oriente, per poi essere conquistata e distrutta dagli Avari nel 582. Quasi cinquecento anni più tardi, nel 1167, nei suoi pressi fu combattuta un'importante battaglia, tra gli eserciti dell'Impero bizantino e del Regno di Ungheria. La decisiva vittoria dei bizantini costrinse gli ungheresi ad accettare la pace alle condizioni dettate da Costantinopoli.

modifica Personalità legate a Sirmio

Numerosi imperatori romani nacquero nella città di Sirmio o nelle sue vicinanze:

L'ultimo imperatore dell'Impero romano unito, Teodosio I (378-395) divenne imperatore a Sirmio. Pure gli usurpatori Ingenuo e Regaliano si proclamarono imperatori in questa città (260), e molti altri imperatori soggiornarono in città. A questi vale la pena ricordare anche la santa, Anastasia di Sirmio.

modifica Note

  1. ^ AE 1990, 855.
  2. ^ ILJug-1, 272; ILJug-1, 274.
  3. ^ AE 1890, 1; CIL III, 10664a-c.
  4. ^ a b CIL III, 10224; CIL III, 3241 (p 1040); ILJug-1, 269; AE 1964, 260.
  5. ^ a b AE 1925, 134; CIL III, 12739; CIL III, 7429.
  6. ^ a b Historia Augusta - I due Massimini, 13.3; Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio , VII, 2, 9.
  7. ^ Grant, p. 240.
  8. ^ Cassio Dione, Storia romana, LV, 29, 3.
  9. ^ Tertulliano, Apologeticum, XXV, 5.
  10. ^ AE 1994, 1464; AE 1964, 261; AE 1994, 1401; AE 1994, 1402; AE 1994, 1403; AE 1994, 1405; AE 1994, 1408; AE 1994, 1409; AE 1994, 1410; AE 1994, 1411; AE 1994, 1414; AE 1994, 1416; AE 1994, 1417; AE 1994, 1426; AE 1994, 1427; AE 1994, 1430; AE 1994, 1432; AE 1994, 1434; AE 1994, 1435; AE 1994, 1440; AE 1994, 1467; AE 1994, 1468; AE 1994, 1470; AE 1994, 1471, AE 1994, 1476.
  11. ^ AE 1994, 1443; AE 1994, 1457; AE 1994, 1460.
  12. ^ Mócsy, p. 203-204.
  13. ^ Grant, p. 245.
  14. ^ a b Historia Augusta, Probus, 3, 1.
  15. ^ a b c Historia Augusta, Probus, 21, 2-4.
  16. ^ Historia Augusta, Probus, 18, 8.
  17. ^ a b Mócsy, p.268
  18. ^ a b Scarre, p.197.
  19. ^ SupIt-16-R, 50.
  20. ^ Noel Duval, Sirmium ville impériale ou capitale?, p. 53-90.
  21. ^ Iscrizione databile al 319 sulla quale troviamo diversi titoli vittoriosi:
    « Imperatori Caesari Flavio Constantino Maximo Pio Felici Invicto Augusto pontifici maximo, Germanico maximo III, Sarmatico maximo Britannico maximo, Arabico maximo, Medico maximo, Armenico maximo, Gothico maximo, tribunicia potestate XIIII, imperatori XIII, consuli IIII patri patriae, proconsuli, Flavius Terentianus vir perfectissimus praeses provinciae Mauretaniae Sitifensis numini maiestatique eius semper dicatissimus»
    (CIL VIII, 8412 (p 1916))
  22. ^ A.Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, p.277.
  23. ^ E.Horst, Costantino il Grande, Milano 1987, p. 214.
  24. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 18.5; 19.1.
  25. ^ Rimanevano ancora in vita due nipoti bambini di Costantino I, Gallo e Giuliano, figli del fratellastro Giulio Costanzo, mentre furono uccisi i fratellastri di Costantino I, Giulio Costanzo, Nepoziano e Dalmazio, alcuni loro figli, come Dalmazio Cesare e Annibaliano, e alcuni funzionari, come Optato e Ablabio.
  26. ^ Hanson, p. 325.
  27. ^ Zosimo, Storia nuova, II, 49.2.
  28. ^ a b Ammiano Marcellino, Storie, XXI, 10,1.
  29. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XVII, 13, 33; XVIII, 4, 1; XIX, 11, 1; XIX, 17.
  30. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXI, 10, 1-2; 5-6.
  31. ^ Zosimo, Storia nuova, III, 10-11.
  32. ^ Zosimo, Storia nuova, III, 35.2.
  33. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXIX, 6.1-7.
  34. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXIX, 6.9-11.
  35. ^ Zosimo, Storia nuova, IV, 18.1.
  36. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXX, 5.16.
  37. ^ Ammiano Marcellino, Storie, XXXI, 11.16.
  38. ^ Giordane, De origine actibusque Getarum, L.
  39. ^ Giordane, De origine actibusque Getarum, LV, LVII e LVIII.
  40. ^ Chris Scarre, Chronicle of the roman emperors, New York 1999, p.184; Alaric Watson, Aurelian and the Third Century, Londra & New York 1999, p.45.
  41. ^ Historia Augusta, Divus Aurelianus, 3, 1.

modifica Bibliografia

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

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